Stars & Stripes: Tigers domati, Giants campioni

Doveva essere una serie lunga, combattuta ed equilibrata. I Giants avevano un piccolo vantaggio nel parco lanciatori, ma i Tigers compensavano con un lineup più profondo e completo. Tutti queste previsioni sono state rapidamente spazzate via, in sole quattro partite, nelle quali i campioni della National League hanno letteralmente distrutto Detroit, aggiudicandosi così il secondo titolo negli ultimi tre anni.

Come già avevo anticipato la scorsa settimana, i Tigers hanno pagato la “ruggine” accumulata nei tanti giorni di pausa tra gara-4 dell’American League Championship Series e gara-1 delle World Series. In particolare Justin Verlander, abituato a lanciare ogni cinque giorni, è salito sul monte dopo una pausa forzata di una settimana intera: come risultato l’asso di Detroit non ha mai trovato il ritmo che solitamente riesce ad imprimere alle sue prestazioni, concedendo ben cinque punti in soli quattro inning. D’altro canto i Giants, che erano in forma strepitosa dopo aver vinto tre gare di fila contro i St. Louis Cardinals, hanno sfoderato un’ottima prestazione sia sul monte, sia nel box di battuta, aggiudicandosi agevolmente il primo incontro per 8-3.

Gara-2 è stata molto più combattuta, grazie a due ottime performance dei lanciatori partenti, Doug Fister per Detroit e Madison Bumgarner per San Francisco: quest’ultimo, alla vigilia delle Finali, era considerato l’anello debole dei californiani, ma la sua prestazione ha completamente zittito le mazze dei Tigers. Con la partita ferma sullo 0-0 nel settimo inning, i Giants si trovavano nel loro habitat naturale, ovvero un incontro molto chiuso, che si sarebbe deciso in poche azioni: un punto nel settimo, uno nell’ottavo inning e doppio 2-0, come risultato finale della partita e parziale nella serie. Stesso punteggio in gara-3, con i Giants in grado di segnare due punti nel secondo inning e di azzerare nuovamente l’attacco dei Tigers, in particolare grazie alle prove di Ryan Vogelsong e di Tim Lincecum, nel suo nuovo ruolo di rilievo.

Con le spalle al muro, in gara-4 i Tigers hanno finalmente interrotto una lunga serie di “zero” consecutivi in attacco, mettendo a segno tre punti contro Matt Cain, grazie ai fuoricampo di Miguel Cabrera e Delmon Young. Ma sono serviti solo a pareggiare i conti, poiché i Giants avevano segnato altrettanti runs contro Max Scherzer. Ancora una volta, con il punteggio in parità negli extra-inning, i californiani hanno mostrato la maggiore abitudine a giocare partite in bilico, mettendo a segno il punto decisivo con un singolo di Marco Scutaro. Lo strike out finale del closer Sergio Romo su Miguel Cabrera, trascinatore dei Tigers ma un po’ deludente in queste finali, ha suggellato un successo nettissimo e strameritato.

I Tigers, dopo lo scotto iniziale di gara-1, hanno pagato le pessime performance di un attacco sulla carta esplosivo, in particolare Prince Fielder è stato del tutto nullo all’interno delle quattro partite di finale. Ma grandissimo merito va riservato ai ragazzi di Bruce Bochy, capaci di incanalare le partite sulle vie a loro più congeniali, grazie a dei grandi lanciatori, una difesa al limite della perfezione e un attacco molto paziente e sempre pronto a colpire nei momenti giusti. Su tutti risalta la prestazione di Pablo Sandoval, premiato dopo gara-4 con il premio di MVP delle World Series. “Kung Fu Panda” ha chiuso le finali con una media battuta eccezionale di .500, tre fuoricampo e quattro punti battuti a casa: la performance in gara-1, nella quale ha messo a segno tutti e tre gli home run, rimarrà per sempre negli annali, visto che si tratta solamente della quarta volta in cui un battitore ha messo a segno tre fuoricampo nella stessa partita di World Series. Essere nella stessa lista di Babe Ruth, Reggie Jackson e Albert Pujols deve fare uno strano effetto al terza base originario del Venezuela!

Si chiude così un’altra stagione molto avvincente, l’ennesima da diversi anni ad essere caratterizzata dal dominio dei lanciatori sui battitori (quest’anno sono stati lanciati ben sette no-hitter, di cui tre perfect game), ma nelle prossime settimane si prevedono scintille, poiché parte l’off-season e con essa arriva una classe di free agent molto ricca, impreziosita da campioni del calibro di Josh Hamilton e Zack Greinke. I primi fuochi d’artificio non dovrebbero farsi attendere, e non mi sorprenderebbe se arrivassero dalla Grande Mela: dopo un’eliminazione dai playoff molto dolorosa, in casa New York Yankees si respira aria di “rivoluzione” e in quei lidi quella parola si abbina spesso a una montagna di dollari!

Alberto Garilli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...