Stars & Stripes: Stanotte al via le World Series

Dopo una lunga regular season da 2430 partite e dei playoff caratterizzati da una grandissima incertezza, partono stanotte le World Series, atto finale della stagione della MLB. Quest’anno le due squadre che si contenderanno il Commissioner’s Trophy sono i Detroit Tigers, campioni dell’American League, e i San Francisco Giants, vincitori della National League. Si tratta di una sfida inedita per quel che riguarda il palcoscenico più importante, poiché le due franchigie non si sono mai affrontate nelle finali.

Nonostante non fossero le grandi favorite ad inizio dell’anno, la presenza alle World Series di queste due squadre non sorprende, se si pensa ai tanti campioni che le compongono. I Detroit Tigers possono contare sulle prestazioni del miglior lanciatore delle Majors, Justin Verlander, eletto MVP della scorsa stagione, e del miglior battitore della lega, Miguel Cabrera, fresco vincitore della Triple Crown della AL. D’altro canto i californiani si affidano ad una rotazione di partenti formidabile, guidata da Matt Cain, uno dei migliori pitcher della National League negli ultimi cinque anni, capace persino di lanciare un “perfect game” lo scorso 13 luglio. Inoltre i Giants schierano Buster Posey, il migliore catcher delle Majors, letale con la mazza e abilissimo stratega quando chiama i lanci ai suoi pitcher.

Alla vigilia di gara-1 le due compagini sembrano molto equilibrate. Entrambe possono contare su attacchi molto prolifici: oltre al già citato Cabrera, i Tigers possono schierare Prince Fielder, uno degli slugger più pericolosi della lega, Austin Jackson, giovane esterno centro in continua ascesa, e Delmon Young, appena eletto MVP delle AL Championship Series. Nonostante abbiano meno potenza dei rivali, i Giants hanno comunque un lineup di tutto rispetto, impreziosito da un redivivo Pablo Sandoval e da due ottimi giocatori acquisiti a stagione in corso, Hunter Pence e Marco Scutaro.

Anche le rotazioni sono a dir poco stellari: oltre a Verlander, Detroit può contare su Doug Fister, Anibal Sanchez e Max Scherzer, tre pitcher destri molto affidabili. San Francisco risponde con un quartetto altrettanto formidabile, vero fiore all’occhiello dei californiani: il già citato Matt Cain, Ryan Vogelsong, Madison Bumgarner e Barry Zito, ma non bisogna scordarsi di Tim Lincecum, vincitore per ben due volte del Cy Young Award (premio al miglior lanciatore della lega), uscito dalla rotazione per le scarse prestazioni di quest’anno, ma sempre in grado di assestare la propria zampata se chiamato in partita in corso.

Molto simile è anche la situazione dei bullpen, entrambi ottimi e ricchi di diverse opzioni, ma con problemi nella posizione di closer. Nelle ultime partite il closer dei Tigers, José Valverde, ha perso il posto dopo una serie di prestazioni molto deludenti, mentre il closer dei Giants, Brian Wilson, non gioca da più di sei mesi a causa di un grave infortunio.

Infine le somiglianze continuano se si analizzano i due manager, Jim Leyland e Bruce Bochy: entrambi navigati, entrambi rispettati all’interno della lega, entrambi vincitori del premio di Manager of the Year, entrambi vincitori di un titolo delle World Series (il primo nel 1997 con i Florida Marlins, il secondo due anni fa con i Giants).

L’unica differenza sostanziale tra le due squadre è il loro cammino nei playoff: entrambe hanno vinto il primo turno in cinque partite, ma nelle Championship Series i Tigers hanno regolato i New York Yankees con un sonoro 4-0, mentre i Giants hanno faticato molto di più, battendo i St. Louis Cardinals in sette partite, dopo essere stati sotto per 3-1. Ma anche in questo caso capire chi è avvantaggiato da questa situazione è abbastanza difficile: vincendo in sole quattro partite, i Tigers hanno potuto risistemare la rotazione e presentarsi completamente riposati ai nastri di partenza, a differenza dei Giants che in gara-7 delle NLCS hanno dovuto schierare il loro asso Matt Cain e non potranno schierarlo stanotte, quando probabilmente salirà su monte di lancio Barry Zito, che vive un ottimo momento, ma non costituisce di certo la prima scelta dei californiani. D’altro canto, fermarsi per diversi giorni nel baseball non è mai una buona cosa, i Tigers potrebbero pagare questa lunga pausa non riuscendo a trovare da subito il ritmo di gara, al contrario dei Giants che vengono da tre vittorie di fila e hanno tutta l’inerzia dalla loro parte.

Come sempre il baseball è difficilmente pronosticabile: è questa caratteristica a renderlo così affascinante. L’unico modo per capire chi si aggiudicherà il Fall Classic è aspettare il verdetto del campo: buona visione!

Alberto Garilli

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