Drazen Petrovic: un ricordo del Mozart della palla a spicchi

Come vola il tempo. Sono già passati 19 anni da quel drammatico 7 giugno 1993, giorno in cui perse la vita Drazen Petrovic, probabilmente il giocatore europeo più forte di tutti i tempi. Un vero e proprio mostro con la palla a spicchi.

Drazen era un fenomeno assoluto già da ragazzino, tanto che, a soli 18 anni porta il suo Sibenka Sibenik alla finale (persa) di Coppa Korac. A 20 anni decide di raggiungere il fratello Aza  al Cibona Zagabria, team che in quel momento era campione nazionale. L’impatto di Drazen a Zagabria fu impressionante. Nella lega Jugoslava, tiene una media di 43,3 punti a partita, trascinando la squadra al titolo e conquistando 2 Coppe Campioni, 1 European Cup, 4 scudetti jugoslavi e 3 coppe nazionali.

Nel 1987, il Real Madrid lo mette sotto contratto, e che contratto: 4 milioni di dollari l’anno, cifra assolutamente spropositata per l’epoca. Cambia la squadra, ma non il risultato: a Madrid, Drazen, vince Coppa delle Coppe e Coppa di Spagna. Che sia una macchina da vittorie si sa, ma il mondo in cui vince è estasiante: durante una serie di 5 partite (con 5 vittorie…), realizza 207 punti (oltre 41 a partita!), mentre nella finale di Coppa delle Coppe, contro Caserta (di Gentile, Esposito e Schmidt), Drazen porta gli spagnoli alla vittoria con 62 punti. Petrović viene ormai considerato il più forte giocatore europeo al Mondo.

Nel ’89 arriva la decisione di lasciare l’Europa e di provare l’esperienza oltre oceano, in una NBA in cui erano pochissimi i giocatori europei. “In Europa sono il più forte e ho vinto tutto. Non mi interessa continuare a vincere e a collezionare coppe. Cerco altre sfide e voglio dimostrare di poter giocare anche nell’Nba” dichiarò a Sport Illustrated.

La sua avventura americana partì da Portland, coi Blazers di Drexler (uno a caso…), con cui arrivò subito a giocarsi la finale contro Detroit, perdendo 4-1 la serie. Non ben visto per il suo modo di giocare fatto di 1 contro 1 e di tiro, tanto tiro, Portland decide di cederlo ai New Jersey Nets. Qui la storia cambia. Drazen torna a sentirsi importante e torna a segnare: 20 punti a partita il primo anno, che diventeranno 23 l’anno successivo.

Deve ancora nascere un europeo bianco che mi faccia le scarpe…

Questa fu la frase di Vernon Maxwell, ex giocatore degli Houston Rockets, prima di affrontare Drazen Petrovic. Risultato? il campione dei Balcani gli rifilò la bellezza di 44 punti (qui il video). Ormai è un campione affermato anche in America. E da qui, arriva la decisione di Petrovic di lasciare i Nets per trasferirsi in una squadra da titolo. Vuole l’anello.

Siamo nell’estate del ’93 e il campione, prima di pensare a dove andrà a giocare, torna in Europa per giocare con la Croazia, la sua seconda nazionale, dopo la Jugoslavia. Dopo la partita (in trasferta contro la Polonia), il giocatore decide di rientrare a casa con l’auto insieme alla fidanzata, invece che prendere l’aereo con il resto della nazionale.  Durante il tragitto, muore in seguito ad un incidente a Denkendorf, in Germania, a soli 28 anni.

Si spezzò, così, la favola, la carriera e la vita di un ragazzo che dominava il basket mondiale. Un giocatore che nella sua vita vinse praticamente tutto, tranne il titolo NBA. Titolo che, secondo chi scrive, se non fosse stato per quel triste incidente, sarebbe sicuramente arrivato.

Drazen era considerato un eroe nazionale in patria, tanto che per i croati il 7 giugno è giornata di lutto nazionale. Anche i Nets decisero, in suo onore, di ritirare la maglia col numero 3. Anche noi, con questo articolo, abbiamo deciso di rendere onore al Mozart del basket.

 

Alessandro Assad

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