Del Piero: addio di un campione al calcio italiano

Ci sono personaggi e momenti storici che lasciano il segno. Ed è questo che in sostanza è successo ieri a Torino.Dopo 19 anni Alessandro Del Piero ha deciso di concludere la sua più che fortuna parantesi professionale alla Juventus.

Fin qui nulla di nuovo, si sapeva ormai da giorni qual’era la sua scelta e la conferenza stampa di ieri, oltre ched a trampolino di lancio per i progetti lavorativi dell’oramai ex capitano, è stato il giusto corollario per una carriera ricca di successi e di presenza più o meno ingombrante del personaggio Del Piero nell’ambiente bianconero.

Sarebbe ingiusto e dannoso dire che Pinturicchio, o Godot che dir si voglia, non sia stato un campione di livello planetario, e che la sua grande fame di vittorie, ha contribuito e non poco alla conquista di tutti i trofei bianconeri di questi ultimi due decenni, ma voglio essere critico e provocatorio; dopo la stagione di Serie B della Juve, è stato senza dubbio un peso ingombrante, o meglio un personalità molto forte, che né la nuova dirigenza e né i vari allenatori post calciopoli hanno saputo tenere a bada.

Mi spiego meglio, il Del Piero degli anni novanta che a vent’anni strabiliava il mondo e vinceva le finali internazionali da solo, in questi ultimi anni si è andato un po’ perdendo, vedi per gli infortuni, per la mancanza di stimoli forti, o semplicemente per il calo fisico naturale che accompagna tutti, nessuno escluso.

Ora so che chi avrà letto fino a qua, sicuramente se non si è ancora stufato, mi avrà quantomeno già mandato a qualche strano paese, ma voglio che i tifosi bianconeri mi critichino, perché è giusto così, e le opinioni diverse ci devono sempre essere.

Alex in questi ultimi tempi ha risolto si molte partite, ha avuto i suoi colpi di classe, ma sono casi isolati. In questa stagione non correva più, aspettava la palla sulla linea dei tre quarti e poi cercava di smarcarsi con i tocchi di palla che solo un campione sa fare. Ma si fermava qui, qualche punizione, qualche tiro dalla distanza, ma non andava oltre. Voglio ribadire questo a chiare lettere.

Sicuramente la Juventus un campione così non lo ritroverà per almeno un po’ di anni, e ora dovrà cercare con tutte le sue forse,  un suo degno sostituto; ma credo che Andrea Agnelli abbia fatto la mossa giusta a liberarlo, perché lo stile Juve deve essere quello di una squadra vincente a prescindere dalla bandiere e dai nomi, il caso Totti alla Roma insegna, un campione strapagato che non rende quanto viene speso per lui, e tiene in ostaggio uno spogliatoio e una tifoseria solo con la forza degli antichi fasti.

Io credo che in fondo al di là delle critiche che gli sto muovendo senza mezzi termini, Alex rimanga sempre un grande campione e qui gli voglio lasciare il mio tributo.

Per cui grazie Alex, grazie per aver dato al calcio italiano e alla Juventus 705 presenze, alcune belle alcune brutte, grazie per aver regalato ai tifosi 290 gol, grazie per la Coppa del Mondo del 2006, ma soprattutto grazie per esserti reso conto ai tuoi 37 anni di non essere più il giocatore di cui la formazione torinese aveva bisogno, lasciando libero un ambiente di crescere, di portare avanti nuovi talenti senza il tuo peso umano e di classe, che rimarrà comunque nel DNA della Juventus in eterno.

E in bocca al lupo per tutto, per le tue esperienza future, per la tua voglia di metterti ancora in gioco, la classe che ti ha portato alla ribalta e che ha permesso alla Juventus e alla nazionale di essere vincente ti accompagnerà dovunque vorrai essere ambasciatore del calcio italiano.

Filippo Mancini

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