Diario di un tifoso

Vivere una partita dal campo è sempre un’emozione speciale, che unisce tutti i tifosi di ogni genere. Personalmente mi è capitato di assistere a diversi avvenimenti sportivi dal vivo, ma era decisamente la prima volta che assistevo ad una finale del genere e l’adrenalina era palpabile.

Vedere il coronamento di una stagione esaltante per la Juventus, la squadra che tifo da sempre, mi ha spinto assieme a tre amici fin nella capitale d’Italia, allo stadio Olimpico, teatro di grandi eventi nazionali ed internazionali, e luogo simbolo per il popolo bianconero, perché è lì che il 22 maggio 1996 l’allora 11 di Marcello Lippi conquistò quella che ancora oggi è l’ultima Coppa Campioni (o Champions League che dir si voglia) della Vecchia Signora.

Il clima è teso, da giorni i media, il Coni, i club e la questura di Roma stanno schiacciando violentemente sull’acceleratore della polemica, puntando il dito sul grande sforzo che la città di Roma si sarebbe dovuta accollare per garantire la sicurezza dentro e fuori dallo stadio. La partita non è certo delle più semplici, e le grandi rivalità che circondano le due squadre finaliste, e la squadra che ha più tifosi nella capitale, cioè la a.s. Roma, di sicuro non migliorano la situazione.La partita era addirittura a rischio rinvio, ma grazie agli accordi fra i vari enti, il pericolo è scampato, e allora via alle 10 del mattino partenza da Piacenza, per raggiungere la capitale, più di 500 km di distanza da quella che potrebbe essere la “prima stella d’argento” (come l’ha definita la Gazzetta dello Sport) o semplicemente un altro trofeo da aggiungere alla già ricca bacheca nazionale bianconera.

Il viaggio in auto è tutt’altro che complicato e fila via liscio, autogrill sorvegliati e tifoso organizzati tranquilli e festanti, si dirigono ordinatamente, chi più chi meno, a Roma. E poco dopo le 15 eccola, immensa e maestosa, la culla della storia italiana, la capitale. Ora resta solo da raggiungere il parcheggio designato dalla questura come luogo di raccolta per i tifosi juventini. Il traffico romano è, come credo sia sempre un delirio, e la via Aurelia è il simbolo di questa difficoltà veicolare della Città Eterna.Dopo aver seguito il percorso previsto eccoci, in via Cipro parcheggio a ridosso della Città del Vaticano. E li esplode il delirio. Tifosi da tutta Italia sono lì, una marea festante, che inneggia cori e sfoggia magliette, striscioni e bandiere in onore della Juve, e la recente vittoria del campionato la settimana scorsa fa il resto. Si è tutti in fila ad aspettare gli autobus urbani per lo stadio, che ad intervalli di 10 minuti circa, caricano i tifosi, che scortati dalla polizia arrivano nell’area dello stadio.

L’arrivo allo stadio Olimpico è qualcosa di eccezionale, l’area olimpica di Roma è un monumento, e simbolo di quell’Olimpiade del ’60, ultimo grande evento estivo italiano, arriviamo sul lungo Tevere e costeggiamo il Foro Italico, dove si stanno affrontando i tennisti nella finale del Master di Roma, ed lì che all’incrocio con un ponte romano che incontriamo anche i tifosi organizzati scesi in pullman. La festa comincia li, una massa bianconera si avvicina in piazza del Foro Italico, ingresso principale dello stadio e designato per l’ingresso dei sostenitori bianconeri a cui è stata data la tribuna Monte Mario (la tribuna d’onore dello stadio), i distinti sud e la curva sud (destinata storicamente alla Roma).Sono le 17:30 e ci avviciniamo allo stadio. La pioggia che cade ad intermittenza più o meno intensa sulla città non aiuta e allora decidiamo, visto che siamo davanti all’ingresso, di entrare.

Per chi non c’è mai stato, lo stadio Olimpico ha giardini e piante che sono in netto contrasto con quello che oggi è il calcio e il mondo delle tifoserie, e l’impressione è di partecipare ad un evento sportivo diverso. Passati i tornelli e la perquisizione da parte della polizia, ci siamo! Saliamo i gradini ed eccoci, la curva sud dello stadio. Sono le 18 ma è già piena nei posti centrali, d’uso agli ultras, che sono più che presenti e venuti da ogni gruppo e da ogni parte d’Italia, dagli aostani agli agrigentini. Come tanti altri ci accomodiamo in una parte laterale della curva ed attendiamo. Nelle tre ore che ho passato allo stadio in attesa della partita, ho potuto osservare molte cose interessanti. La prima è come sia stata bene strutturata la sicurezza, che ha permesso a tutti di accedere serenamente all’impianto, la seconda è la bellezza dello stadio che nonostante la pista d’atletica permette una buona visuale del campo di gioco, e l’ultima, ma non meno importante, di come sia davvero bello avere una sana passione sportiva, e di come i soliti quattro imbecilli, che portano allo stadio politica ed interessi personali rovinano tutto. Esempio è stata la scaramuccia tra tifosi bianconeri che ha fatto da contorno al pre-partita della curva.Ma questo non ha di certo rovinato il clima che era di festa e di partecipazione attiva per la sfida al Napoli.

 

Mancano pochi minuti, entrano le squadre, sale il clima, si alza un boato e via. Parte la coreografia della curva; tutti con le bandierine e il grande simbolo della Juventus al centro. L’inno nazionale cantato da Arisa è un po’ stonato, la curva canta e come; le polemiche che stanno attorno ai fischi all’inno per quanto mi riguarda sono affare dei sostenitori del Napoli, che hanno anche rovinato il minuto di silenzio, insultando la curva bianconera che aveva deciso per il silenzio assoluto, poi trasformatosi in applauso per coprire appunto questa vergognosa esposizione di ignoranza mostrata dai tifosi avversari.

La partita poi sarò tutta un’altra storia, alla fine il Napoli porterà a casa il trofeo, e noi ce ne andremo mesti per la sconfitta, ma felici per aver passato una giornata incredibile, dove ha trionfato il calcio e il buon senso delle tifoserie per allentare la tensione. Una partita da prendere ad esempio dove ci stanno si gli sfottò e i cori, ma dove poi si va a casa tutti senza farsi del male.

So che poi a Trastevere nella notte è stato accoltellato un tifoso della Juventus da facinorosi napoletani. Ma questa è tutta un’altra storia che non deve per nessun motivo intaccare il buon clima che è durato tutta la giornata.

 

Il tifoso

Filippo Mancini

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